LA STORIA DI BRUNO, UN GIOCATORE PENTITO

Mi chiamo Bruno, ho 37 anni e sono un giocatore compulsivo affetto da dipendenza patologica. Sono consapevole delle mie condizioni ed è per questo che sono riuscito a chiedere aiuto.

Ho passato il giorno di Pasqua a casa senza riscaldamento perché a causa di bollette insolute, mi hanno staccato l’utenza e per tale motivo, la mia ex moglie non mi ha portato mia figlia. Solo cinque anni fa, a Pasqua eravamo tutti e tre al caldo in un’isola tropicale…

Più di 10 anni di gioco hanno rovinato la mia vita e anche quella dei miei cari. Frequento l’Associazione giocatori anonimi della mia città da circa un anno e finalmente dopo oltre 10 anni di vita da giocatore incallito sono riuscito a smettere e ora mi astengo completamente.

Però non ho risolto i miei problemi. Sono senza soldi, senza lavoro, senza speranza, separato con l’unica figlia lontana molti km da casa, perché la mia ex moglie ha deciso di tornare a vivere nella sua città di origine.

Sono distrutto psicologicamente. Ho chiesto aiuto economico ai servizi sociali della mia città, ma sono ancora i miei genitori quelli che più mi aiutano, senza di loro sarei sotto un ponte.

Noi giocatori rimaniamo soli, sia quando giochiamo che dopo. So bene che cosa si prova quando si perde il lavoro, la famiglia, tutti i risparmi, ogni cosa a causa della dipendenza dal gioco che lentamente ti porta a pensare in modo paradossale che il gioco stesso sia la risoluzione di tutti i problemi.

Giochi e perdi. Quindi rigiochi per rifarti. Poi magari vinci, ma poco. Quindi rigiochi per sperare di vincere ancora. E perdi ancora. Quindi ricominci. Giorni, mesi, anni e poi arriva il punto che non hai più soldi per giocare. Ti alzi una mattina e ti accorgi di tutti i problemi che hai e a questo punto raggiungi l’esasperazione. E decidi di chiedere aiuto. Fa male questa consapevolezza, ma è la cosa più sensata da fare e allo stesso tempo anche una liberazione: ammettere di avere bisogno di aiuto e lasciarsi aiutare.

Bisogna parlarne. Io penso che raccontare lo stato d’animo può solo aiutare a far del bene soprattutto se è gente disposta ad ascoltare e che possa capire come aiutare noi giocatori malati. Non si può combattere il gioco. Non si può controllare il gioco. I giocatori vanno aiutati ad astenersi e a rifarsi una vita. Rieducati alla bellezza di vivere e di apprezzare ciò che di prezioso si ha.

Link: