I GIOCATORI NON SORRIDONO MAI

Mi chiamo Pietro ho 45 anni e per 12 anni sono stata una di quelle persone che probabilmente avrete visto di spalle dentro una tabaccheria o un bar, un’edicola, ad inserire compulsivamente monetine in una slot. Una di quelle persone, tra tante, tra troppe, che hanno buttato anni della loro vita in stupide scommesse d’azzardo: slot, gratta e vinci, giochi online, 10 e lotto…

Da giocatore amavo il vuoto intorno a me, la solitudine e la totale concentrazione. Gli ambienti preposti in questo sono imbattibili, sono in grado di mettere tranquillamente a loro agio i giocatori, i tal modo, un giocatore patologico costruisce intorno a sé il vuoto, dove nessuno deve entrare, dove i problemi non esistono, dove perdere tutto crea la vana speranza di rivincere tutto.

Ma io ho imparato che un giocatore patologico è semplicemente un masochista che magari inizia a causa di problemi familiari o altri tipi di disagi relazionali… e che in un attimo rischia di entrare in un vortice di sensi di colpa, che paradossalmente lo porta a giocare per punirsi.

Fateci caso, un giocatore non sorride mai, neanche quando vince perché il pensiero torna al motivo che lo ha portato a giocare, e non sarà di certo il bonus di una slot a cambiare le cose. Un giocatore non sorride mai, questo penso sia veramente lo “slogan”. Quando un giocatore patologico esce dal suo percorso di distruzione, è quasi sempre troppo tardi per avere aiuto, tardi per avere l’affetto che si è giocato. Io, per esempio, sono 7 anni che non vedo mio fratello, lui ha cercato di aiutarmi ma io l’ho maltrattato duramente dicendogli di pensare agli affari suoi (come se anch’io non fossi affare suo…), così ha deciso di farsi da parte.

È quello che devo pagare per il male che ho fatto, non volendo, a me stesso e a chi mi era vicino. Ma sono convinto che all’interno di una vita esistano tante vite da vivere: ed è nostro dovere provare a riscattarci. Ci sono tanti modi per farlo, a me è stato di grande aiuto rivolgermi presso il Ser.D della mia città, dove sono stato accolto e accompagnato ad una maggiore consapevolezza del mio problema.

Attualmente affianco gli operatori nel condurre terapie di gruppo, terapie dove, dopo anni di gioco/solitudine, il gioco è fonte di scambio. Uno scambio duro, triste, potente ma sincero, tra persone che hanno deciso di cambiare, in un ambiente che non ti giudica per quello che hai fatto. Le storie sono simili. Non cancellano i danni fatti, ma costituiscono un punto di partenza, perché si crea quella solidarietà che soltanto chi ha perso una guerra conosce, trovando compagni pronti a ricostruire.

Io ho affrontato i miei problemi, ho accusato me stesso, ho accusato chi mi ha fatto male, ho pianto per il male che ho fatto. Mi sono reso vulnerabile per rendermi sincero come forse mai lo sono stato. Un giocatore è per natura bugiardo e le bugie più importanti le dice a sè stesso, sa che non vincerà, ma si dice che vincerà. Sa che sta distruggendo, ma è convinto che sistemerà tutto. Il mio obiettivo oggi è ricostruire ponti con le persone a me più care e questa è l’unica scommessa che voglio vincere!

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