LA SPERANZA NON MUORE MAI

Il mio nome è Giancarlo ed ho 50 anni, giocatore dipendente per circa 25 anni e oggi posso ritenere di poter controllare la mia malattia grazie all’aiuto dei servizi territoriali.
In 25 anni ho avuto numerosi dissesti economici sempre più traumatici ed irreversibili…sono arrivato a perdere migliaia di euro, forse qualche milione: tutti spesi per alimentare la mia compulsione per il gioco d’azzardo unica medicina per curare la mia frustrazione mentale. Ho vissuto anni bui, tenebrosi ricchi di ansie, paure e timori, farciti di inganni, falsità, illeciti e truffe e tutt’ora ho ancora delle controversie giudiziarie aperte.

In passato ho sempre trattato mia moglie con sufficienza dall’alto della mia arroganza, fatta di orgoglio e presunzione, praticamente tra noi non c’è mai stato un dialogo costruttivo, avevo un mondo tutto mio, dorato e pieno di sogni, ricco di chimere ed attese impossibili.
Mia figlia è nata mai io non l ’ho mai conosciuta veramente: quando è venuta alla luce pensavo ai cavalli, alle accoppiate ed ai multipli.
Avevo perso la forza e l’entusiasmo per condividere un evento felice quale poteva essere un matrimonio o un battesimo e le festività natalizie, la Pasqua, le vacanze estive erano per me tutte uguali e piatte.

Da questo penoso stillicidio in cui anche l’alcool ha fatto la sua parte, perché mi aiutava a disinibirmi, ad essere meno razionale e più impulsivo, giungevo all’epilogo finale: circa 3 anni fa ho abbandonato la mia famiglia in un mare di problemi. È la cosa più meschina che io abbia potuto fare: era come se avessi venduto l’anima al diavolo. Nonostante tutto, mia moglie ha continuato a credere per entrambi nel nostro matrimonio e mi ha portato a conoscenza del Ser.D del territorio, quale luogo di cura per la mia malattia: ne era venuta a conoscenza ascoltando una testimonianza in radio. Da quel momento la mia vita ha ricominciato ad avere un senso.

Ora dopo aver concluso il mio percorso al Ser.D faccio parte di un gruppo di auto-mutuo-aiuto che per me è quasi una nuova famiglia dove ciascuno contribuisce a controllare il gioco sull’esempio di vita degli altri, dove ci si impara ad amarsi di nuovo, dove si riscopre il gusto e la gioia di vivere, dove si riescono a sradicare dal profondo del nostro io quelle negatività che abbiamo esaltato durante la nostra malattia: l’ira, la superbia, l’egocentrismo, l’impulsività, la falsità, la cattiveria. Ho ridato valore alla mia famiglia: ho una moglie amorevole, dolce e comprensiva, ricca di bontà ed umiltà e una figlia adorabile, bella, buona ed intelligente; cosa ci si può aspettare di più dal buon Dio!

Guardando nel mio passato, oggi, non mi resta altro che pensare a quanta illogicità, irrazionalità ed impulsività c’è stata nella mia vita, a tal punto che ricordo vagamente di quante volte ho toccato il fondo e di quante volte ho avuto la forza di ricominciare da capo con rinnovato vigore e la certezza di ricostruire la mia personalità.

La speranza non muore mai.

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